Il futuro di Milano

Riguardo a un ragionamento su Milano, parto da una cosa che ha detto Beppe Sala nel momento in cui ha annunciato di ricandidarsi a sindaco.
Penso che Sala abbia ragione quando dice che dobbiamo prepararci a vincere per costruire un’esperienza amministrativa che non sia soltanto la continuazione di quella in corso.

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Ricostruire capitale sociale per combattere le disuguaglianze

Abbiamo voluto organizzare questo evento con Associazione Democratici per Milano e AreaDem Lombardia a cui diamo molta importanza e perché mette i piedi nel piatto su una questione fondamentale in questa fase e, soprattutto, in prospettiva, che la politica deve saper affrontare meglio, con più conoscenza e con più capacità di mettere in campo gli strumenti giusti rispetto al passato.

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Storia del lavoro e delle lotte sindacali nei nostri quartieri

Provo a fare alcuni ragionamenti e alcune riflessioni, sapendo che stiamo parlando di una zona, la nostra, a Nord di Milano e della Città Metropolitana in cui il tema del lavoro e delle lotte sindacali può essere affrontato ma difficilmente riusciamo a distinguere i processi che sono avvenuti qui dalla vicenda complessiva dell’industrializzazione e delle lotte operaie, semplicemente perché questa è la zona che è stata tra le più industrializzate del Paese.
Qui sono nate e si sono sviluppate gran parte delle lotte operaie, delle lotte sindacali e delle lotte per il lavoro che hanno segnato la storia del nostro Paese.
Qui c’erano le grandi fabbriche: la Falck, la Breda, la Pirelli.
L’industrializzazione del Paese si è molto concentrata qui e molti dei nostri quartieri si sono formati così; sono frutto dell’immigrazione di molte persone che sono arrivate dal Sud per lavorare nelle grandi fabbriche che hanno formato questi quartieri.
In Comasina non c’è mai stata una grande azienda ma è stato un quartiere in cui abitavano moltissimi operai della Pirelli e dell’Alfa Romeo, e molti altri dei quartieri della zona si sono costruiti così.

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Ripensare le città e le abitudini

È in corso la Fase 2. Dopo due mesi in cui, per sconfiggere il Coronavirus, si sono fermate gran parte delle attività, produttive e di socialità e gli spostamenti sono stati ridotti al minimo, si sta ripartendo.
Nei prossimi mesi sarà possibile aprire tutto, tornare a lavorare, reincontrarci, andare in vacanza.
Tutto a patto di avere la consapevolezza che nei prossimi mesi dovremo convivere con il virus e che saranno i nostri comportamenti, il rispetto delle distanze e l’uso dei dispositivi a impedire che l’epidemia riparta, costringendoci di nuovo a “chiudere” per impedire che ci siano altri lutti e venga di nuovo sovraccaricato il sistema sanitario.
Ripartire in sicurezza, ma ripartire è necessario per il lavoro, l’economia, il futuro del Paese.

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Dare il senso di protezione e guardare al futuro

Le due parole che devono descrivere l’azione di questo Governo sono protezione e futuro.
C’è una domanda di protezione da parte dei cittadini e credo che un po’ l’abbiamo intercettata. Gli interventi fatti in materia di Sanità nella Legge di Bilancio, con l’abolizione del super-ticket e le risorse stanziate, vanno in questa direzione.
Dobbiamo dare risposte alla domanda di protezione che, dopo la crisi e di fronte alle incertezze, le persone hanno cominciato a porre.
Questo è il tema su cui abbiamo in parte fallito nella scorsa Legislatura: non siamo riusciti a dare l’idea di aver preso in mano questa esigenza di protezione che c’è nel Paese.
Le persone chiedono di non restare da sole di fronte alle incertezze e la politica deve dare l’idea di saper recuperare la capacità di affrontare questo aspetto.
Gli interventi su casa, riduzione delle tasse sul lavoro per i redditi più bassi, sanità e famiglia mirano a rispondere a questa richiesta.

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La sostenibilità come priorità per una nuova idea di sviluppo

Un nuovo anno è cominciato e credo sia giusto e doveroso che la politica scelga le priorità guardando ai problemi più urgenti del Paese, ai bisogni delle persone in difficoltà, ma anche alla necessità di contribuire a migliorare il futuro per le nuove generazioni.
Pensare al futuro oggi non è più un obbiettivo astratto ma una necessità concreta per tutti.
L’idea che si possa pensare solo all’oggi, consumando risorse e pregiudicando l’ambiente, è un’idea pericolosa. Innanzitutto perché è ormai evidente che, se non si assume il tema della sostenibilità come centrale, si rischia di compromettere sia la qualità sia la stessa possibilità di esistenza futura del Pianeta e i mutamenti ambientali sono lì a dimostrarlo. Secondariamente perché non è più vero che si vive meglio consumando tanto, anzi, le scelte di qualità ambientale, alimentare, nella mobilità e nei ritmi e tempi migliora la vita.
Assumere la sostenibilità, non solo sociale ma anche ambientale, come la priorità per una nuova idea di sviluppo è fondamentale ed è un impegno molto concreto, fatto di scelte politiche ma anche di comportamenti collettivi e individuali che cambiano in meglio le cose.
Investire per contrastare il dissesto idrogeologico, per ridurre le emissioni, per l’utilizzo dell’energie rinnovabili e per ridurre gli sprechi e favorire l’economia circolare, lo si sta facendo ma non basta: ci vogliono scelte individuali coerenti, che la politica può incentivare ma non imporre.

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© Franco Mirabelli
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