Carcere, sistema penitenziario ed esecuzione della pena

È importante dare continuità a questo lavoro, iniziato con un’Agorà svolta a Torino e non credo che questa di Roma debba essere l’ultima, perché penso che la quantità e l’importanza dei temi che sono stati posti richiedano un grande approfondimento.
Credo alcuni relatori, come Pietro Buffa e Mauro Palma, abbiano posto questioni di sistema, che vanno affrontate ma sicuramente non potremo farlo in questa Legislatura.
Tra le questioni poste ci sono grandi temi come la necessità di ripensare alle professioni e alla valorizzazione delle professioni che stanno e operano dentro al carcere sul fronte del trattamento e del ripensare i diversi circuiti, almeno dal punto di vista dell’efficacia e dell’efficienza. Sicuramente, è vero che la media sicurezza va riformata ma penso che, se ci sono 720 detenuti al 41bis, significa che c’è un problema di riformare anche l’alta sicurezza che, evidentemente, non dà sufficienti garanzie per contenere chi si è macchiato di reati di mafia o altro, ma che non dovrebbe andare al 41bis eppure ci va perché l’alta sicurezza non funziona.
Vorrei soffermarmi, però, su alcune cose che possiamo fare nell’ultimo spazio di Legislatura che abbiamo davanti, anche perché la Ministra della Giustizia, nelle diverse interrogazioni che abbiamo fatto, ha già dato disponibilità rispetto a questi temi.
Penso, dunque, che nel primo decreto in cui sarà possibile, dovremo riprovare a introdurre la questione della scarcerazione anticipata per chi, in questi due anni di pandemia, ha comunque subito l’isolamento e una detenzione difficile. A queste persone va riconosciuto uno sconto di pena maggiore (ovviamente, si parla di chi può avere uno sconto di pena e, quindi, di chi ha tenuto una buona condotta).
Inoltre, appena è possibile intervenire, occorre anche rendere permanenti tutte le misure prese durante la pandemia. Credo, infatti, che siano da tenere aperti il tema degli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico a chi mancano da scontare pene entro i 18 mesi, i permessi e la possibilità di dormire fuori a chi ha permessi di lavoro (anche perché sarebbe assurdo che venissero riportati dentro, dopo che hanno dormito fuori fino adesso per due anni, senza fughe o manifestazioni di recidività).
Ovviamente, va mantenuto ciò che si è fatto sulla comunicazione con l’esterno, dove si è sperimentato anche l’utilizzo della rete, di Skype per le videochiamate. Tutto questo, oltre che per comunicare con i familiari, può essere molto utile anche per affrontare un’altra questione decisiva che è quella della formazione.
La digitalizzazione può aiutare la formazione.
Abbiamo visto con grande evidenza che il carcere è molto difficile da vivere per tutti se prevale la noia, se non c’è formazione e se non c’è lavoro. Penso, quindi, che occorra creare più opportunità di formazione e, quindi, avere degli spazi e degli strumenti. Penso, però, che servano anche altre forme di incentivo per le aziende che danno lavoro ai detenuti dentro e fuori dal carcere.
Penso, poi, che legare la formazione al lavoro sia un tema fondamentale. Ci sono esperienze che si sono fatte e si stanno facendo in giro per l’Italia molto interessanti e credo che vadano diffuse e incentivate.
Un rapporto con le organizzazioni imprenditoriali e il mondo dell’impresa deve essere finalizzato a valorizzare questa opportunità.
Un’ultima questione su cui forse dovremmo organizzare un’Agorà a parte è quella della salute e della salute mentale in carcere.
Il tema della malattia psichiatrica all’interno del carcere, infatti, è sempre più di difficile soluzione.
L’insufficienza degli strumenti per affrontare i problemi psichiatrici in carcere è evidente e l’impegno non tanto dell’amministrazione ma soprattutto delle ASL che se ne dovrebbero occupare, su questo fronte è assolutamente insufficiente. Credo che serva un impulso nazionale, perché altrimenti le carceri rischiano davvero di diventare luoghi esplosivi e in cui è difficile mantenere un regime che garantisca formazione, lavoro, tempo libero e vigilanza dinamica.

Intervento svolto ad un'Agorà Democratica.

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© Franco Mirabelli
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