La sinistra rimetta al centro il tema del futuro e dello sviluppo sostenibile

Credo che la ragione fondamentale dell’attenzione che sta suscitando Greta Thunberg stia nella capacità che questa giovane ragazza ha di spostare l’attenzione di politica e informazione - spesso concentrate solo sull’oggi, la contingenza e la cronaca - sul futuro. Il messaggio potente che, senza nessuna diplomazia, Greta trasmette è semplice: “vi illudete che non ci siano limiti e che il futuro sia scontato e positivo, ma così non è, in realtà è proprio il futuro ciò che oggi rischia di essere compromesso e, quindi, diventa l’unica e la prima cosa di cui c’è bisogno”.
E forse è proprio il tema del futuro, nella sua accezione più larga, quello che la sinistra deve rimettere al centro per ricostruire il suo pensiero e la sua proposta.
Per molti anni abbiamo spiegato che la differenza principale tra destra e sinistra stava nel fatto che la destra si è sempre occupata del contingente mentre la sinistra ha sempre guardato al futuro, pensando a come costruire un mondo migliore per chi sarebbe venuto dopo.
Questa dimensione l’abbiamo persa nel corso degli anni e una parte della crisi della sinistra, dalla globalizzazione in poi, forse è legata proprio all’assenza di un ragionamento complessivo sul futuro.

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Ripartire dal rapporto diretto con le persone

In una società che va sempre più disgregandosi e in cui stanno prevalendo disvalori che dividono anziché unire; in cui la rabbia e le paure vengono veicolate in un conflitto continuo, diventa difficilissimo governare le comunità e di cercare di far prevalere i valori della convivenza.
E, a mio avviso, potrebbe diventare ancora più difficile in futuro a causa delle norme contenute nelle proposte di legge del Governo che sono in cantiere.
Ma non è solo il futuro dell’Italia a destare preoccupazione: anche gli scenari europei che abbiamo di fronte si prospettano foschi.
Incontrando le persone, in questo giro nelle zone periferiche, mi è sempre più chiaro che c’è bisogno di costruire un progetto alternativo capace di dare speranza e rappresentanza a tutti coloro che a questa situazione non vogliono rassegnarsi.
Ecco, quindi, perché occorre lavorare per ricostruire un rapporto sentimentale con i cittadini, soprattutto nei quartieri popolari dove evidentemente non siamo riusciti rappresentare le istanze delle persone più in difficoltà, come avremmo voluto e dovuto.
Mi pare, dunque, importante la presenza, esserci, parlare con le persone e guardarle negli occhi, ascoltare i problemi e provare a dare risposte, mettersi a disposizione, cercare di esser di servizio al Paese e a chi ha più bisogno.
Questo è il compito per i prossimi mesi.
Credo che si debba ripartire da questo, dal rapporto diretto con le persone.

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Viaggio nelle periferie

Sto facendo un giro per i quartieri delle periferie di Milano per capire quali sono i problemi, quartiere per quartiere, e capire come si può intervenire per risolverli.
Ciascuno degli incontri viene riassunto in un “diario” in cui vengono annotati gli interventi che appaiono necessari e poi lavoreremo con i consiglieri comunali affinché ciò che si può fare venga fatto sui singoli quartieri.

© Franco Mirabelli 2018-2019