Rimettere in campo risorse e servizi sociali per aiutare chi è in difficoltà

Oggi c’è ancora un grande problema per le fasce deboli della popolazione che non viene risolto dal reddito di cittadinanza. Credo che la soluzione sia quella di rimettere in campo risorse economiche e anche la rete dei Comuni e dei servizi sociali, che è stata esclusa dalla gestione del reddito di cittadinanza, per consentire alle persone che hanno bisogno di poter essere aiutate sia con servizi che con sostegno economico.
Il problema delle persone con difficoltà, che vivono con circa 600 euro al mese, non si risolve certamente bloccando i porti ma se si inizia ad occuparsi dell’economia del Paese. Al momento sembra che non se ne stia occupando nessuno perché chi è al Governo si occupa solo di fare la guerra a chi salva le persone in mare.

Riconosciuto il diritto al sostegno per i ragazzi disabili

Questa mattina sono stato a Sesto San Giovanni, dove i genitori di ragazzi disabili festeggiano l’ordinanza del Tribunale di Monza che stabilisce che il Comune e il MIUR compiono un reato di discriminazione se fanno mancare il sostegno scolastico a quei ragazzi che ne hanno bisogno.
Grazie all’impegno loro e della loro associazione si è ottenuto il riconoscimento di un diritto che evidentemente scontato non è almeno per gli amministratori sestesi.

Le periferie rischiano di esplodere

«Le periferie di Roma sono una bomba che rischia di esplodere. Le istituzioni e le forze politiche (quasi tutte) in questi anni sono state assenti. Nelle periferie di Roma si vive sempre peggio. Quegli stessi quartieri che hanno eletto la sindaca con un plebiscito chiedendo discontinuità con il passato, ora chiedono conto delle promesse e non sono disposti a dare la colpa solo a "quelli di prima"».

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Ucciso per un sorriso e per mancanza di personale nei tribunali

Stefano Leo sarebbe stato ucciso per un sorriso: «Volevo uccidere una persona felice», avrebbe confessato l'assassino dopo essersi costituito. Un assassino che, però, avrebbe già dovuto trovarsi in carcere per una sentenza di condanna emessa in precedenza e mai applicata a causa di carenza di personale nel tribunale che avrebbe dovuto trasmettere gli atti.

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Non penso che ci siano spiegazioni o giustificazioni plausibili per ciò che è accaduto a Torino. Capisco la reazione di un padre che ha perso un figlio, che considero una cosa profondamente innaturale già di per sé, poi in questo modo tragico diventa ancora più drammatica.
Da sempre conviviamo con persone che, al di là della nazionalità, possono commettere reati gravi, pensiamo ai femminicidi compiuti da uomini italiani magari anche istruiti che perdono la testa oppure si sentono nella legittimità di uccidere per un torto.
Queste cose accadono, bisogna affrontarle e soprattutto bisogna cercare di prevenirle. Sicuramente anche la carcerazione preventiva è un modo per prevenirle. Oggi la certezza della pena nel nostro Paese penso che ci sia un po’ di più rispetto al passato ma il “delitto dei Murazzi” è un caso eccezionale, c’è qualcuno che non ha fatto il proprio dovere, però, ci troviamo di fronte ad un episodio difficile da prevenire.

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I bambini discriminati a Lodi

Il Tribunale di Milano ha accertato la condotta discriminatoria del Comune di Lodi che pretendeva dalle persone non comunitarie di produrre documenti nei Paesi di origine per potere accedere ai servizi scolastici a domanda individuale.
Il Tribunale ha ordinato al Comune di Lodi di modificare il Regolamento per consentire ai cittadini non appartenenti all’Unione Europea di presentare la domanda di accesso ai servizi alle stesse condizioni previste per i cittadini italiani e dell’Unione Europea in generale, ossia in base alla dichiarazione ISEE.
Il Comune di Lodi è stato condannato alla rifusione delle spese processuali in favore di ASGI e NAGA che hanno presentato il ricorso.
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La vicenda di Lodi è emblematica.
Io credo che qualunque cittadino, italiano o straniero, se può pagare la mensa del figlio e non lo fa, è giusto che venga perseguito. Ma qui si tratta di una vicenda che i magistrati ritengono discriminatoria perché ai cittadini stranieri viene chiesto di compiere un atto in più, che non è semplice.
Agli italiani si chiede di fare un’autocertificazione per gli adempimenti, che poi certamente potrà essere verificata, mentre agli stranieri si dice che non possono autocertificare nulla ma devono tonare nei propri Paesi d’origine per recuperare documenti che, nel caso di zone di guerra o di Paesi molto poveri, probabilmente non esistono neanche più.

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Diritti a testa alta

In piazza della Scala a Milano con tante persone a festeggiare il 70esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Giusto esserci in un tempo in cui diritti elementari, che pensavamo acquisiti per sempre, vengono messi in discussione anche dalle nostre parti da una politica cattiva, che in nome di una presunta sicurezza riduce libertà e diritti.

© Franco Mirabelli 2018-2019